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Alessio Maria Bianzino
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La diffenza fra speculazione ed investimento

Bianzino Consulente Finanziario a Vicenza
Pubblicato da in economia · 26 Luglio 2019
Tags: speculazioneinvestimentoraidertaxtobintaxTalebcignonero
Nei giorni scorsi ho letto sul Sole 24ore una notizia che mi ha colpito: dopo la fallimentare Tobin Tax, che ha prodotto poco gettito e molti costi organizzativi e una distorsione sulle operazioni intraday, adesso un senatore M5S ha proposto una “Raider Tax” che dovrebbe, come Robin Hood, colpire la speculazione finanziaria e garantire un flusso di risorse, ben 2/3 mld di euro, per ridurre le tasse a famiglie e professionisti.
 
Anche questa volta si cerca di distinguere in via legislativa fra speculazione, cattiva, e investimento, buono; dimenticando che la speculazione “cattiva”, cioè il cotrapporsi di due visioni, è quella che giornalmente crea la liquidità necessaria per far si che l’investimento, quando si vuole, sia realmente liquidabile.
 
A questo punto mi son chiesto: ma è così semplice distinguere fra speculazione e investimento?.
 
La raider tax dovrebbe gravare proporzionalmente sui profitti in base al tempo per cui l’investimento è stato mantenuto.
 
Il senatore Turco, professore anche di economia aziendale, è riuscito là dove anni di studi economici non sono arrivati, perché l’unica cosa su cui tutti gli studiosi concordano è che la distinzione fra speculazione finanziaria e investimento è psicologica e non certo legata al tempo!.
 
 
Anzi colpendo le operazioni a breve si riduce la liquidità, si allargano gli spread, disincentivi la quotazione di nuove aziende in borsa che dovranno ricorrere a finanziamenti sempre più legati al sistema bancario.
 
Tralasciando le fantasiose idee normative per raggranellare del gettito fiscale in più, quando semplicemente, se c’è un guadagno, si paga l’imposta sia che si è realizzato in 1 minuto come in 10 anni; saremo poi noi a fare ragionamenti di convenienza sull’ammontare.
 
 
Torniamo al dilemma: una persona che compra una azione di una azienda sana che crescerà nel tempo con utili costanti e che è fermamente convinta di investirci per anni se dopo 1 sol giorno guadagna il 20% non è libera di vendere perché altrimenti diventa una cattiva speculatrice?.
 
Al contrario lo speculatore incallito che punta su una azione per motivi tecnici e contingenti e che guadagna anche rapidamente, se scopre che dentro all’azienda c’è del valore molto più grande in prospettiva deve vendere per forza perché lui è un raider?.
 
 
Ecco che ognuno di noi quando investe e/o specula in borsa dentro di sé ha questi due spiritelli che si alternano e che contribuiscono a farci provare gioia e dolore, e siccome il secondo, è stato provato dalla finanza comportamentale, ha una intensità di ben 2,5 volte quelle delle belle notizie, ritengo che per gestire situazioni emotive si debba avere un altro approccio al problema.
 
 
Il vero problema non è scegliere se essere speculatori o investitori ma cercare di non soffrire o soffrire il meno possibile quando si ha a che fare con i mercati finanziari.
 
 
Un approccio forse l’ho trovato leggendo un libro di Nassim Taleb, l’autore del famoso libro il cigno nero, trader filosofo empirista ora professore nella Gestione del rischio a NY, che nelle sue ricerche ha scoperto che a fronte di un rendimento atteso del 15% con l’accettazione di un 10% di volatilità le persone soffrono di meno se controllano meno frequentemente l’andamento dell’investimento su un arco temporale di più anni.
 
E’ emerso che chi controlla l’andamento dell’investimento giornalmente o anche ogni ora ha una probabilità ,su tutte le rilevazioni, del 50% di avere un risultato positivo e quindi anche una notizia negativa. Mentre chi arriva già a controllare semestralmente se non annualmente la sua posizione avrà notizie positive dall’80 al 90%. Quindi si stressa di meno e vive meglio.
 
Questo matematicamente si spiega perché nel breve si osserva la variabilità piuttosto che il rendimento.
 
 
Curiosamente emerge che i più resilienti ai mercati finanziari, cioè la capacità di far fronte in maniera positiva,  sono le persone più ansiane perché sono state più a lungo esposte ad eventi rari e quindi sono più resistenti invece dei giovani dinamici e tecnologici. Taleb conclude che è meglio non guardare troppo il cellulare per vedere il portafoglio, questo è un compito degli addetti ai lavori che costantemente lo monitorano.
 
 
Concludo queste riflessioni estive con una frase del poeta greco Filostrato:” Gli dei percepiscono le cose future, le persone normali le cose presenti, ma i saggi percepiscono le cose che stanno per accadere”.
 
 
Buone vacanze



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